Abbiamo partecipato con grande piacere ed interesse al X Congresso nazionale di Nessuno Tocchi Caino, dal titolo molto esplicativo: “La fine della pena“.

Tre giornate incentrate sulla necessità, da noi pienamente condivisa, di superare l’approccio meramente punitivo della giustizia. Troppe e troppo gravi sono le criticità di un sistema ormai obsoleto e totalmente inefficace. Mentre poco si fa per prevenire, anzitutto, e per riparare, ricucire.

La pena, peraltro, e il carcere, così come strutturato, riguardano non solo le persone detenute, ma anche tutti coloro che vi lavorano. E le rispettive famiglie. Col risultato di sottoporre ad un ambiente e a dinamiche malsane, tossiche, violente, tantissime persone.

Al Congresso, svoltosi nella Casa di Reclusione di Milano Opera, hanno preso parte magistrati, giuristi, avvocati, parlamentari, persone detenute e rappresentanti di associazioni come la nostra. Competenze diverse allineate su un intento comune. Quello che ci piace chiamare giustizia consapevole.

Tantissimi gli interventi di spessore, citiamo solo qualche suggestione.

Il professor Salvo Leo ha testimoniato come dopo 40 anni di insegnamento di diritto penale si fosse reso conto di non sapere nulla del carcere, decidendo quindi di trascorrervi 5 mesi con un progetto sperimentale. Risultato: comprendere che, così com’è, va abolito.

L’avvocatessa spagnola Blanca Ruiz ha condiviso esempi di normative virtuose del proprio paese, che prevedono da subito un iter personalizzato per riabilitare chi ha commesso un reato. Nell’interesse della società intera.

Su questo tema una persona detenuta, Antonio Davì, ha lanciato una bella provocazione. Ha suggerito di sostituire il termine Magistrato di Sorveglianza, che trova sminuente, con Magistrato della Riqualificazione. A sottolinearne la nobile funzione.

Tema dolente quello delle istanze, talvolta inevase per lunghi periodi, anche a fronte di eventi importanti come il funerale di un genitore. Domenico Papalia, altra persona reclusa, dichiara: “Se non mi metti alla prova, come faccio a dimostrarti che non voglio più avere nulla a che fare col mio passato?”.

Antonio Aparo poi condivide una riflessione a partire da un tema caro a Cesare Beccaria. Ovvero, che se lo Stato uccide, allora fa pensare che vi possano essere buone ragioni per uccidere. Discorso analogo, ritiene, vale per la libertà, salvo casi di vero pericolo sociale, e per la dignità.

La deriva di uno Stato punitivo è stata terribilmente lampante nella testimonianza di Ghzal Afshar. Esule iraniana e ora cittadina italiana, ha portato tematiche davvero forti e sconcertanti.

Tutti gli interventi delle tre giornate sono disponibili sul sito di Radio Radicale.

Il Congresso è stato anche occasione per incontrare Giuseppe Grassonelli, uno dei nostri Ambasciatori del Perdono, nominato alla Giornata Internazionale del Perdono 2023. Così come Marco Sorbara, nostro ospite al recente Festival dell’Italia Gentile. Cammini che si incrociano, all’insegna dell’impegno comune per un nuovo approcio alla giustizia,

Grazie di cuore a Rita Bernardini, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti, rispettivamente Presidente, Segretario e Tesoriere dell’Associazione, per il loro instancabile operato e per la bella sinergia ed amicizia ormai consolidata.

Leave a comment