Prosegue il diario di bordo di Liberi Dentro nel carcere di Bollate, con Manuela Zavan, Linda Ammendola e Rita Spreafico.

Ascoltiamo le loro condivisioni!

In questo secondo capitolo, sarà Rita, in particolare, a portarci “dentro” e a raccontarci il suo sentire.

“Arriviamo nella sala cinema dove si tengono gli incontri, ci sono già delle persone ad attenderci, le altre arrivano di lì a poco. Non c’è il proiettore, ma una persona si attiva subito per trovarlo.

La prima ora fluisce portando l’argomento sull’ “Accordo” che ci diamo come gruppo. Sul perché abbiamo scelto di essere qui e su cosa  è importante, per ciascuno di noi, per stare bene in questo gruppo.

Per non creare imbarazzo, ognuno segnerà su un foglietto una parola che gli rappresenta cosa fa “stare comodi” dentro questo gruppo. Dopo aver messo insieme le parole di tutti, l’Accordo viene letto, in un bel silenzio, e tutti si impegnano a rispettarlo.

Il gruppo è ufficialmente nato!

Nella seconda ora introduciamo i pilastri del “My Life Design”: consapevolezza, respons-abilità, causalità dell’essere umano, felicità e benessere, interconnessione. Parliamo anche della visione integrata del Metodo, che agisce sui nostri vari livelli: fisico, vitale, emozionale, mentale, causale, spirituale, coscienziale. E iniziamo ad esplorare la respirazione.

C’è molto interesse e desiderio di intervenire e condividere.

La terza ora è dedicata alla pratica della meditazione, guidata da Manuela e seguita da tutti con molta presenza.

Per la prossima volta, l’invito è di ripetere la pratica di oggi e annotare pensieri nel quaderno che è stato dato, come una forma di diario.

Il mio ‘sentire’

È stato gratificante vedere che le persone ci stavano già aspettando.

Le tre ore sono volate, nonostante i piccoli intoppi che abbiamo affrontato seguendo proprio l’approccio che portiamo: accettare le situazioni difficili e restare nel momento presente.

A tratti mi dimenticavo persino di trovarmi in un carcere, immersa nel divenire di ciò che stavo sperimentando con le persone che avevo davanti.

I partecipanti erano desiderosi di condividere le proprie esperienze, pensieri, la loro storia e questo è di grande importanza, secondo me: vuol dire che si crea prossimità, fiducia, desiderio di incontro.

Insieme a Manuela e Linda, abbiamo cercato di far sentire ognuno accolto. Ci siamo mosse con naturalezza, come se fossimo li da sempre.

Quando sono uscita, ho sperimentato un senso di soddisfazione per il pomeriggio trascorso ma anche una leggera malinconia, forse scaturita dal confronto con la mia storia di vita, da pensieri verso le persone a me care che non posso più vedere.

Oggi ho notato che, insieme a me, ognuno stava condividendo la propria vita in modo delicato, senza forzature. Ho quindi sentito il gruppo come un insieme di persone senza giudizi sul passato o sul presente, ma solo come individui presenti in quel momento.”

Rita Spreafico

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