Una nuova condivisione di Roberto Pagani sull’esperienza di Liberi Dentro.

“Settima settimana in carcere.

Questa volta sono da solo. Manuela non è potuta venire e all’ultimo mi sono predisposto a questa avventura da solo. La prima volta non si scorda mai… l’idea di trovarmi da solo in prima fila, e con solamente energia maschile nella stanza, aveva creato una certa tensione in me. Eppure Pasquale (tutti nomi fittizi) entra per primo nella stanza e con il suo modo pacato e cordiale di procedere mi fa subito sentire a mio agio. Anzi, forse sente ancora di più il desiderio di aprirsi con me, a tu per tu, e mi racconta di quanto gli stia piacendo il progetto Liberi Dentro, perché gli rinsalda tutti i punti fermi che già interiormente aveva cercato di posizionare, e gli fornisce ulteriori strumenti di consapevolezza.

Pian piano si uniscono gli altri partecipanti, e i due nuovi arrivi della settimana scorsa hanno mantenuto la promessa di tornare. Già la volta scorsa avevano cercato di sfogarsi sul tema dei rapporti all’interno del carcere, dove tra detenuti si instaurano fenomeni di nonnismo, di gelosie ed invidie, di manipolazioni. In realtà dai loro racconti non mi sembrano emergere situazioni che non abbia in qualche modo visto all’interno di aziende, tra colleghi, però la loro percezione, forse amplificata, è che questi fenomeni siano faticosi da perdonare. E quindi riemerge il tema che no, certe cose non si possono perdonare.

Allora faccio partire il video di un’intervista ad un ergastolano, Leonard Scovens, condannato per avere ucciso la sua compagna e suo figlio. Le prime immagini sono quelle di un uomo duro, dagli occhi di ghiaccio. Gli occhi si ravvivano quando racconta di come l’incontro con la madre e nonna delle vittime gli abbia sconvolto la vita. Lei aveva tutti i diritti per odiarlo, ma non l’ha fatto. Anzi, gli ha mostrato cos’è il potere dell’amore e del perdono. Il volto appare trasfigurato e solcato da lacrime.

Nella stanza regna un silenzio di tomba quando interrompo il toccante video. Porto allora i partecipanti a fare esperienza del perdono usando “Le tre lettere“, una pratica in cui si entra in un profondo processo di perdono usando la scrittura di frasi come “ti perdono per…”, “perdonami per…”, “ti ringrazio per…”.

Vedo i partecipanti scrivere con partecipazione, ed in particolare Davide ha gli occhi lucidi. Quando termina mi porge i tre fogli e mi chiede di leggerli. Io gli dico che il processo è personale, quindi i fogli li può stracciare e poi io li brucerò per liberare nel fuoco quelle memorie. Ma lui insiste, vuole che io li legga. Comprendo che per lui fa parte del processo. Ha perdonato il padre, e vuole che qualcuno legga e testimoni il suo processo. Dopo aver letto incrocio il suo sguardo dagli occhi lucidi, ci guardiamo nel silenzio perché l’intesa non ha bisogno di parole. Sento un impulso ad abbracciarlo ma non lo faccio, e ci sorridiamo imbarazzati.

Da quando sono uscito mi sto arrovellando sul perché… Sapevo che il progetto Liberi Dentro mi avrebbe smosso qualcosa dentro. Ed oggi ho contattato un limite auto-imposto alla mia libertà. Posso chiamarlo imbarazzo, timidezza, rispetto di un ruolo, posso giustificarlo, e sicuramente non c’è bisogno di sentirmi in colpa. Però so che ho trattenuto un impulso umano di abbracciare un Essere che davanti a me ha aperto il cuore, al di là di ogni logica. E mi sono immedesimato in tutti quei padri che hanno trattenuto un impulso di abbracciare i loro figli… anche questa è una sensazione che mi porto a casa dal carcere.

Infinita gratitudine nel mio cuore per la possibilità di vivere questa esperienza.

Dentro.

La Libertà è uno stato di coscienza.”

Foto: Leonard Scovens, screenshot dal film “Human”

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