Giunto al termine il progetto Liberi Dentro presso la Casa Circondariale di Brissogne (AO), ecco la condivisione conclusiva di Roberto Pagani, che ha accompagnato Manuela Zavan in questo percorso di consapevolezza per le persone detenute:

“Ultima settimana in carcere.

C’è qualcosa di particolare che si muove in me quando si giunge ad una conclusione. Settimana scorsa avevo cominciato a scrivere il racconto del progetto Liberi Dentro ed ero partito con “Penultima settimana”. Poi ero stato interrotto da alcuni eventi, e non sono mai riuscito a riprendere il racconto. Forse c’era in me una riluttanza a veder concludere questa esperienza. E nemmeno ieri sono riuscito a scrivere il racconto, dopo essere uscito per l’ultima volta dal carcere. Forse perché non mi piacciono gli addii. Forse perché questa “scarcerazione” dall’impegno di essere tutti i giovedì in questo carcere, in qualche modo altera un equilibrio che è ormai divenuto abitudine…

Ed infatti parliamo di abitudini coi partecipanti al progetto. Il primo a presentarsi è Pasquale (tutti i nomi sono fittizi), il “saggio del gruppo” che è sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene. Si vede che ha il desiderio di stabilire un contatto umano con me e Manuela, senza i suoi compagni, di fronte ai quali diventa più taciturno. Questi uomini, alcuni giovani, alcuni “diversamente giovani”, come Pasquale, hanno tutti assunto delle abitudini, dei ruoli. Hanno definito delle gerarchie, dei modi di comportarsi gli uni dinanzi agli altri, hanno imparato con chi possono confidarsi e con chi no. In un certo senso il loro “essere rinchiusi dentro” crea una situazione di agio, di confortevole stabilità, di sapere cosa aspettarsi da ogni giornata e da ogni compagno di detenzione. E sebbene tutti ambiscano alla libertà del momento della scarcerazione, hanno anche una forma di timore di quante più variabili dovranno essere in grado di affrontare, e di quanto le loro abitudini verranno spezzate quando saranno “fuori”.

Manuela cerca allora di spiegare loro come creare delle nuove abitudini. Facendo un riassunto del percorso fatto insieme in queste nove settimane e delle pratiche di consapevolezza che abbiamo condiviso, chiede un feedback ai partecipanti. Chiede loro come si sentono dopo questi incontri e quanto siano riusciti a praticare per conto loro. Tutti dicono di avere beneficiato dalle pratiche, e di sentirsi molto più tranquilli e rilassati dopo aver praticato, però faticano a farlo quando non sono con noi. E allora Manuela delinea una pratica mattutina, delle respirazioni, una visualizzazione che porta ad uno stato contemplativo, la cosiddetta “attivazione bio-energetica“. E spiega che è la costanza della ripetizione, per almeno 21 giorni, che porta allo stabilirsi di una nuova abitudine. Alcuni sguardi sono un po’ titubanti, vedo Vincenzo, uno dei più giovani, scuotere leggermente la testa, come a dire “ma come faccio a prendermi un impegno per 21 giorni”.

Manuela nota l’esitazione, e con tono scherzoso dice una grande verità “Se ci provi, può funzionare. Se non ci provi, non funzionerà mai…”

Vedo Pasquale determinato, e suggeriamo loro di formare dei piccoli gruppi di pratica, così da potersi sostenere a vicenda. Facciamo un’ultima pratica insieme, e nella stanza si stabiliscono un silenzio ed una immobilità impressionanti. È come se per qualche istante andassimo in un’altra dimensione a tessere un cerchio di Anime, ed infatti al termine della pratica fatichiamo a riaprire gli occhi e tornare ad incrociare i nostri sguardi. Ci apriamo in sorrisi per accoglierci, e sappiamo che è giunto il momento del commiato. Nei loro sorrisi c’è gratitudine per queste ore trascorse insieme, e dicono di sperare che il carcere torni ad invitarci per un altro percorso. Le strette di mano sono intense e c’è molto calore umano. Vorrei dare a Davide l’abbraccio che non gli avevo dato l’altra settimana (leggi qui il racconto cui fa riferimento), ma ci limitiamo a delle pacche sulle spalle mentre ci salutiamo. Pian piano escono tutti, e resta solo Pasquale. Ci guarda e dice “io vi voglio abbracciare”. I loro codici di machismo gli impediscono di mostrare troppo affetto, ma Pasquale ci tiene a salutarci come si deve e quindi è restato apposta per ultimo, per rimanere da solo con noi. E prima di uscire, con gli occhi lucidi, dice “ci rivedremo”. Non so come, dove, quando… ma sento che è così…

Esco dal carcere trasformato. Mai avrei pensato di incontrare dei “maestri” nel carcere, che mi avrebbero messo di fronte a delle parti di me ancora invisibili. E non so quanti di loro tra qualche anno si ricorderanno di noi, ma ho fiducia che dei semi sono stati piantati. E sappiamo quanta pazienza ha la Natura 🌱🌈

Infinita gratitudine nel mio cuore per la possibilità di vivere questa esperienza.
Dentro.
La Libertà è uno stato di coscienza.”

Grazie di cuore a Manuela Zavan e Roberto Pagani per aver condotto questo percorso! E un ringraziamento speciale a Roberto per le sue profonde condivisioni.

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