Va oltre le aspettative il bilancio del primo anno di “Caro amico ti scrivo…”, nato per superare le restrizioni dovute al Covid, che ci impedivano di essere in presenza nelle carceri, ma rivelatosi un potente canale di connessione!

E come tale rimarrà tra i progetti sempre attivi della Onlus, a beneficio dei suoi destinatari e dei volontari grazie ai quali ha preso vita.

Si perché, come abbiamo raccontato tante volte, non si tratta semplicemente di una possibilità data alle persone detenute, ma di un vero e proprio scambio profondo, nel quale anche chi sconta una pena diviene specchio, maestro, innescando un circolo virtuoso che crea evoluzione e consapevolezza.

L’incontro attraverso la scrittura trascende i ruoli, le differenza di trascorsi, educazione, nazionalità, perfino le mura della prigione, sia quella fatta di cemento e sbarre che quella, talvolta ben più costrittiva, interiore.

Ogni componente di questi scambi ha una propria funzione: la titubanza dei primi approcci, l’attesa per ricevere una risposta, che può generare aspettative, l’incognita del mezzo (le poste…), la scrittura a mano, i timori suscitati dalle ombre di pregiudizi e stereotipi che sotto sotto un po’ tutti abbiamo…

Ciascuno di questi elementi si è trasformato in una grande opportunità per i volontari che si sono preparati e cimentati in questa avventura, mettendosi in gioco, ancor più che a servizio.

E grazie a loro sono state attivate una settantina di corrispondenze, suddivise tra gli istituti penali di Palermo, Milano, Gorgona e Parma.

A breve verrà ulteriormente approfondita la formazione dei volontari, affinché questo progetto sociale divenga un vero e proprio percorso di crescita e consapevolezza, per loro stessi e per i loro corrispondenti, attraverso gli strumenti del Filo d’Oro e della International School of Forgiveness messi a punto da Daniel Lumera e dai ricercatori.

Grazie a tutti coloro che contribuiscono alla realizzazione di questo meraviglioso scambio, che irradia trasformazione e bellezza: per aspera ad astra!

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